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foto autore ad Alpecucco

In una società che punta inesorabolmente alla sua autodistruzione, che così altro non può essere dal momento che siamo in un perenne stato di consumismo, in una perenne e disinvolta smania di gettare, cambiare, eliminare, dimenticare tutto ciò che non sia nuovo, trend, giovane, efficiente, ricerco, come un alieno-archeologo venuto da mondi lontani, tracce che facciano riaffiorare una memoria antica ed ormai dimenticata. Ancora orfano di una “Stele di Rosetta” del XX° secolo che decifri le icone assurte ormai a simbolo sulla superfice del quadro, recupero in mezzo ai residui urbani ed industriali, elementi che ricompongo nei miei assemblaggi, in un gesto reinterpretativo quale grido di dolore della natura attraverso la materia, un tempo nobile, ed oggi svilita a detrito, abbandonato in qualsiasi luogo, purchè lontano dal nostro ormai povero e limitato territorio. Frammenti di oggetti ormai corrosi, schiacciati, dalle superfici screpolate, per “fermare” il loro annichilimento totale e farci domandare, quasi come dei nuovi Gauguin, quale strada abbiamo intrapreso.
     continua …
E legni ormai combusti e sberciati, anch'essi frammenti di oggetti dimenticati e irrecuperabili e brandelli di stoffa, reperti preziosi di una vita passata e purtuttavia attuale nella sua corsa entropica verso quello che sarà, in ultima analisi, la sua quiete eterna, l'entropia zero, l'autodistruzione finale.

A meno che … a meno che non prendiamo nuova coscienza di ciò, con un ultimo gesto osservatore per interrogarci con più forza e fermezza di prima e ad avere il coraggio poi di invertire la rotta, per apprezzare finalmente la vera essenza dell'uomo e la sua più profonda spiritualità.

Nella storia dell'arte il riuso dei materiali è stato molto frequente: dai saccheggi di altri monumenti per il riutilizzo del marmo e del bronzo (i bronzi del Pantheon per il Baldacchino di San Pietro), al reimpiego delle rovine architettoniche sfruttate per sostenere nuove costruzioni (il Mausoleo di Adriano diventato Castel Sant'Angelo), al sistematico riciclaggio di tavole, tele, cornici e addirittura di intere pareti, al punto da creare nuove opere ibride o molteplici. Solo però con l'arrivo dell'arte moderna lo scarto diventa protagonista: Kurt Schwitters nel 1932 con il suo Merzbau innalza un vero e proprio monumento alla spazzatura. Pablo Picasso trasforma un manubrio e un sellino in una testa di toro (1943) per arrivare a Piero Manzoni che mette in scatola i suoi escrementi (Merda d'artista, 1961).

Lo scarto è diventato protagonista ma secondo vari modi:
  • come elemento materico da comporre secondo schemi astratti attraverso l'assemblaggio (David Smith crea monumentali serie con serbatoi metallici o con rottami d'automobili; gli assemblaggi di Edoardo Paolozzi che nel primo dopoguerra raccoglie, riproduce e riplasma, attraverso il bronzo, figure primitive);

  • inserzione, il suo collegamento ad altri materiali secondo le libere scelte dell'artista (Robert Rauscenberg, le cui radici formali rimandano a Man Ray, Schwitters, Arp e Duchamp, che fin dagli anni '50 ha utilizzato di tutto: lamiere, corde, scatole, rottami, inserendoli in sorprendenti opere di collage, materiali tradizionali e non tradizionali, metà scultura metà pittura);

  • usato per non apparire per quello che effettivamente è, con il camuffamento e la sua trasformazione (César Baldaccini negli anni '60 schiaccia i rottami di un'automobile per renderla a blocco policromo e polimaterico; Arman incastra tra loro numerose caraffe di metallo disfatte dall'uso);

  • riproduzione, cioè la sua stessa rappresentazione come oggetto (Anselm Kiefer con le sue biblioteche di volumi metallici e il suo carro armato composto da brandelli sovrapposti di scalini in cemento armato e libri di piombo per torretta; John Bock che utilizza materiali deperibili come scarti vegetali e piccoli animali, fino a Gunther von Hagens che nel 2000 ha utilizzato autentici resti di esseri umani.
Tutto ciò per affermare il bello del detrito o del rudere da un lato e la riflessione sullo spreco e la sua denuncia dall'altro.

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